Scenari

20 ottobre 2017Redazione

Dalla fabbrica al «Black Monolith»: tutti i segreti di NOI Techpark tra legno, vetrate e schiuma di alluminio

Così gli studi di architettura Claudio Lucchin e Chapman Taylor hanno creato la nuova casa dell'innovazione a Bolzano. Kompatscher: «Opera sul solco delle moderne riqualificazioni europee»

Un «Monolito nero» che richiama Stanley Kubrick e il suo capolavoro «2001: Odissea nello spazio», inserito in un’area che si intreccia, nella sua evoluzione, con la storia di Bolzano e dell’Alto Adige. NOI Techpark, la nuova casa dell’innovazione cerniera fra il Nord e il Sud d’Europa, non è solo terreno fertile per imprese (già 60 quelle insediate), gli oltre 20 laboratori e i 6 istituti di ricerca, ma è anche una grande opera di ripensamento architettonico di un’area storica, ampia 13 ettari. Inaugurato il 20 ottobre dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Maria Elena Boschi, il NOI Techpark è anche una riqualificazione di alto livello: la progettazione è frutto della collaborazione internazionale di Claudio Lucchin & Architetti Associati (anche direttore dei lavori) e lo studio italiano del gruppo Chapman Taylor.

Una riqualificazione di livello europeo: come Orsay, Tate Modern Gallery e il porto vecchio di Genova

Meno di tre anni di lavori per una cubatura totale che supera i 200mila metri cubi (per la precisione 202.687, dei quali 57.423 interrati). «Un progetto sul solco della modernità – afferma Arno Kompatscher, presidente della Provincia Autonoma di Bolzano –. Quella stessa modernità che ha allungato in tutta Europa la lista di edifici industriali rinati dalle ceneri a nuovo splendore. Come, ad esempio, l’ex stazione parigina di Orsay, convertita in uno dei musei d’arte più famosi al mondo, i magazzini di cotone del porto vecchio di Genova, diventati area Expo della città o la nuova sede della celebre Tate Modern Gallery di Londra, ricavata nel 2000 all’interno di una centrale elettrica a carbone. Così il NOI Techpark diventa la nuova cittadella del cambiamento: all’antico brusio dell’alta tensione abbiamo sostituito quello assai più contemporaneo di un luogo di scambio vivo». «Ci sono tre attori indispensabili all’interno del NOI Techpark – ricorda Ulrich Stofner, direttore del Dipartimento Economia, Innovazione e Europa della Provincia Autonoma di Bolzano – le imprese innovative, gli istituti di ricerca e l’Università. Interagendo insieme aumentano la competitività loro e dell’intero territorio. Il NOI offre laboratori, servizi e cervelli. Così si crea un parco tecnologico vero e proprio».

«È stata una grande sfida e un grande piacere lavorare per questa opera di rigenerazione urbana – afferma l’architetto Claudio Lucchin -  abbiamo rispettato il valore del lavoro ridando alla città una delle strutture che ne ha fatto la storia. L’edificio chiamato “Black Monolith” si presta per le sue forme e per la propria costruzione a una duplice interpretazione.  Da una parte la figura rappresenta la scintilla dell’intelligenza che ha reso possibile l’evoluzione, ma se in Kubrick questa scintilla era rappresentata da una figura verticale dominante, qui viene resa leggermente inclinata per dichiarare l’insufficienza delle nostre conoscenze. La struttura può essere anche letta come arca dell’alleanza tra uomo e tecnologia tra tradizione e innovazione, tra pragmatismo e empirismo, tra idealità dell’architettura e concretezza della produzione industriale del bene».   

La storia del nuovo quartiere dell'innovazione a Bolzano

NOI Techpark caratterizza ora Bolzano Sud.  Le aree della «ex Montecatini», nella vecchia zona produttiva del capoluogo altoatesino, tratteggiano una storia industriale rimasta quasi intonsa nel tempo. Con radici nella prima parte del ventesimo secolo. Era stato Mussolini, per l’italianizzazione del Sudtirolo, ad imporre la costruzione di alcune grandi fabbriche in città. La «Montecatini», tra il 1934 e il 1939, era stata la prima azienda ad insediarsi: poi sarebbero venute la Lancia, le acciaierie Falck e la fabbrica di Magnesio. Nel secondo dopoguerra era diventata la più grande fabbrica di alluminio d’Italia, anche grazie alle molte centrali idroelettriche esistenti (già allora) in provincia, capaci di fornire  l’energia necessaria per le due linee del primario. Con l’arrivo degli anni ’80 inizia il declino produttivo che porterà alla chiusura delle linee di primario con i primi anni ’90 e l’acquisto dei terreni da parte della Provincia Autonoma di Bolzano. Nel 2004 vengono messe sotto tutela storico monumentale le due centrali di trasformazione elettrica e le palazzine fronte strada. Si apre così il dibattito sul loro possibile utilizzo. Molti ne sostengono l’uso museale, soprattutto a fronte del grande successo della biennale d’arte europea «Manifesta 7» ospitata nella fabbrica nel 2008. Poi la storia imbocca la via di NOI Techpark.

La certificazione internazionale

Un parco tecnologico a emissioni zero

L’edificio ha ottenuto, primo in Europa e secondo al mondo, la certificazione LEED ND v4:Plan Gold. Le quattro lettere di LEED stanno per «Leadership in Energy adn Environmental Design», ossia leadership nella progettazione sostenibile a livello energetico e ambientale. Il sistema di classificazione per la costruzione ecologica è stato sviluppato nel 1998 dall’U.S. Green Building Council, Il protocollo ND v4 (Neighborhood Development) non considera soltanto i singoli edifici bensì l’intero quartiere e valuta i progetti per la loro sostenibilità, partendo dai materiali di costruzione arrivando fino alla qualità della vita nel quartiere. La certificazione LEED oltre a conferire ulteriore qualità al complesso, si integra perfettamente con la filosofia delle aziende e delle istituzioni che qui trovano sede, rendendo la zona attrattiva per nuove giovani realtà che condividono la nostra filosofia green.  La certificazione LEED guarda anche alla mobilità sostenibile per ridurre le emissioni, in questa ottica si è progettato creando anche nuovi punti di fermata per il trasporto pubblico, rendendo le connessioni esistenti e i percorsi ciclo-pedonali facilmente accessibili per i fruitori di NOI Techpark. Gli edifici di NOI Techpark si integrano nella ampia area pubblica esterna attrezzata, il cui fulcro è rappresentato dalla torre piezometrica divenuta nel 2008 opera d’arte grazie a Mariusz Waras e oggi completamente restaurata. Nel grande parco antistante gli edifici sono state inserite zone di sosta per studio e relax, aree verdi, un teatro-arena ed un ambito per l’attività sportiva.

Ecco come sono disposti gli edifici

Aziende, startup e laboratori

L'ingresso al complesso “ex Alumix” avviene attraverso il portale originario, a destra del quale uno degli edifici fronte strada ospita il nuovo ristorante/bar aperto al quartiere e alla città. Varcata questa prima soglia ci si trova all'interno di una vasta area, sistemata a piazza e a parco, visivamente dominata dalle vecchie centrali e dal nuovo edificio nero. Sotto di esso è stata scavata una piazza interrata, la cui scalinata d'accesso diviene cavea del teatro all'aperto e segue l'inclinazione dell'elemento sovrastante. Le zone riservate a parcheggi e a spazi tecnici sono invece state confinate nei piani interrati. Nella storica centrale BZ1 è stato insediato l’incubatore per le giovani aziende, al piano terra e al primo piano sono sistemati gli uffici, i laboratori e le officine, la cui suddivisione interna segue, attraverso tramezze, le linee segnate dall'intelaiatura preesistente. Nei tre piani superiori la percezione dello spazio e il suo uso si fanno tridimensionali: su di un elementare reticolo di travi e pilastri che costituiscono l'ossatura originaria, dove in passato erano sospesi i trasformatori della corrente, sono stati appoggiati dei volumi puri ed impalpabili nella loro vitrea trasparenza, nitide teche in legno e vetro per uffici collegate tra loro da leggere passerelle. La Bolzano 2, la seconda centrale di trasformazione, è stata scelta per insediarvi tutti i laboratori di ricerca dei vari Enti insediati, quali Libera Università di Bolzano, Eurac, Frauenhofer, Laimburg, CasaClima, Eco-Research.

Da Ötzi all’Everest, oltre 20 laboratori a servizio delle imprese

Sei istituti di ricerca all'interno del nuovo parco

In NOI Techpark le aziende potranno sfruttare le sinergie con 6 istituti di ricerca che si avvalgono di collaborazioni internazionali: Fraunhofer Institute Italia, Eurac Research, Unibz- Università di Bolzano, Centro di sperimentazione agroforestale Laimburg, Eco Research, Agenzia CasaClima. Saranno loro, insieme a IDM Alto Adige, agenzia della Provincia Autonoma di Bolzano e della Camera di Commercio che sovrintende allo sviluppo innovativo dell’economia locale, a gestire gli oltre 20 laboratori di ricerca di base e applicata a disposizione delle imprese. Tra questi un’innovativa camera climatica in grado di ricreare condizioni climatiche estreme, e i laboratori di conservazione delle mummie che hanno già lavorato alla conservazione di Ötzi, l’uomo del Similaun. «L’Alto Adige è già un laboratorio italiano a cielo aperto per la protezione dell’ambiente – conclude Kompatscher -. Nella nostra Green Region stiamo lavorando all’incentivazione della mobilità elettrica, spingendo la produzione energia rinnovabile, incentivando il car sharing per un progressivo addio ai carboni fossili. Con questo parco tecnologico offriamo una base a tutte le aziende italiane che vogliano lavorare su questi temi come su quelli della protezione civile, in particolare sui temi legati ai territori montuosi».

 

Scheda

I numeri

Cronologia. Concorso Internazionale di idee: 2007 Progettazione: 2008-2012 Realizzazione: 2015- 2017

Cubatura. Cubatura fuori terra: 145.264 mc. Cubatura interrata: 57.423 mc. Cubatura totale: 202.687 mc.

Costi. Bonifiche: 1.293.776 euro. Edile: 54.930.062 euro. Arredi: 7.947.732 euro. Totale: 64.198.570 euro. Costo parametrico (edile): 271 euro/mc costo parametrico (edile+arredi): 310,2 euro/mc

Imprese mandanti. Lotto1: Misconel srl. Lotto 2: Volcan srl. Lotto 3: Bettiol srl

Le aziende

Significativi i numeri di partenza di NOI Techpark: oltre 100 milioni di euro di investimento pubblico che raddoppieranno grazie al coinvestimento privato, 40 startup italiane già insediate; 20 imprese innovative italiane che hanno già prenotato lo spazio. Tutte entreranno nel nuovo quartiere entro il 2018. «Grandi aziende come Huawei, Maccaferri, Leitner, Grandi Salumifici Italiani hanno già scelto il NOI per installare i propri centri di ricerca – ricorda Arno Kompatscher -. La nostra struttura è aperta per accogliere tutte le aziende innovative italiane che vogliano sviluppare in sinergia con il territorio altoatesino un’innovazione che metta al centro il territorio, la natura e l’uomo».