Scenari

24 gennaio 2018Stefano Voltolini

Eco-Research, il laboratorio di ricerca «open» che salva l'ambiente

Allo studio progetti innovativi per rimuovere le diossine dai terreni inquinati e per l'identificazione delle acque. «Con l'apertura di NOI Techpark nuovi sviluppi anche per le aziende»

Le collaborazioni a favore dell’abbattimento delle emissioni per l’Ilva di Taranto, Italcementi o Enipower in Sicilia. Le consulenze alle Arpa regionali. Il sostegno ai partner istituzionali e al mondo produttivo in Alto Adige. E i contatti all’estero. Eco-Research è il laboratorio di analisi ambientale – nato come spin off della società pubblica Eco Center – che diffonde l’attenzione e il know how altoatesino per la qualità dell’ecosistema a livello nazionale e internazionale. Con un forte ritorno per il territorio della provincia di Bolzano.

L’attività, sempre all’insegna della tecnologia open, si estende infatti al miglioramento dei processi produttivi nella zootecnia, nell’agroalimentare e nel ciclo dei rifiuti in Alto Adige. Un elemento importante per la filiera dell’innovazione altoatesina coordinata da IDM Alto Adige, l’azienda speciale per lo sviluppo dell’economia locale.

Per un termovalorizzatore a «zero emissioni»

Eco-Research nasce come laboratorio specializzato nello studio dei microinquinanti inorganici e organici, a supporto di Eco center: è la società dei Comuni altoatesini e della Provincia di Bolzano che gestisce oltre al termovalorizzatore la distribuzione delle acque potabili, un sistema di depurazione con 21 impianti e 200 chilometri di tubi. E ha un fatturato di oltre 40 milioni e quasi 170 collaboratori.

«Con lo sviluppo dei compiti di analisi per l’abbattimento delle emissioni dell’inceneritore, oggi quasi inesistenti, sarebbe stata una follia non utilizzare la potenza di fuoco scientifica al di fuori dell’attività istituzionale» spiega Marco Palmitano, responsabile di Eco-Research e direttore di Eco center. «Nel 2004 si è quindi deciso di scorporare il laboratorio e farne una società a sé». La crescita è partita proprio dal core business relativo all’impianto di incenerimento. «Se oggi è tra gli impianti con le emissioni più basse al mondo lo si deve anche al monitoraggio fatto da questo laboratorio» aggiunge Palmitano.

L’attività: ricerca istituzionale e «conto terzi»

La competenza sviluppata dal team di chimici, biologi, ingegneri e tecnici di laboratorio (l’organico è di venti persone) nell’applicazione di avanzate tecniche di monitoraggio permette ad Eco-Research di effettuare progetti di ricerca su scala nazionale ed internazionale. E anche di affiancare all’attività per le istituzioni quella «in conto terzi», di ricerca applicata anche per le aziende, che oggi occupa circa metà del fatturato (2,2-2,3 milioni di euro).

Tra le iniziative principali figura la partecipazione al progetto ProAcqua, finanziato dall’Unione europea. Riguarda la ricerca di residui di farmaci e ormoni nelle acque reflue, per capire se occorre implementare nuovi processi di depurazione. «Il consumo di farmaci raddoppia ogni 10 anni – nota Palmitano –. Il fenomeno di accumulo impone di pensare a cosa fare nei prossimi 10, 15 anni».

Diossina, bonifica meno costosa

C’è poi il progetto sostenuto dalla Provincia di Bolzano per lo sviluppo di un prototipo su scala industriale per la rimozione delle diossine dai terreni inquinati. «In questo caso – spiega il responsabile – la tecnologia è stata brevettata da noi per impedire che finisca nelle mani sbagliate, che altri possano sfruttarla considerando unicamente economico. Abbiamo firmato il contratto con una società per realizzare entro fine 2018 il prototipo con il quale passare dalle prove in laboratorio a quelle su scala industriale. Se funziona, come crediamo, significherà abbattere i costi di bonifica dei terreni a meno della metà del costo attuale, anche superiore ai 2-3.000 euro a tonnellata». Il trattamento termico ad elevata temperatura e pressione («Una specie di grande pentola a pressione» semplifica l’esperto) opera una carbonificazione dei materiali, «distruggendo le molecole persistenti di diossina». Il costo del progetto si aggira su 1,8-2 milioni di euro.

La collaborazione con Università e Centro Laimburg

A queste iniziative si associa la caratterizzazione isotopica delle superfici acquifere in Alto Adige, condotta in collaborazione con l’Università di Bolzano e il Centro di sperimentazione agraria e forestale Laimburg, per un budget di circa un milione di euro. L’identificazione delle acque permetterebbe a sua volta la certificazione di provenienza dei prodotti agricoli del territorio, ad esempio le mele. Il sistema puó consentire di tracciare l’origine valle per valle, addirittura con una precisione di qualche chilometro quadrato. «Con questo sistema – aggiunge Palmitano – si passa dalla certificazione come semplice etichetta al dato scientifico». Una garanzia in più e un’opportunità rispetto ai competitor per il forte settore dell’agroalimentare altoatesino.

Nel settore del trasporto pubblico il laboratorio ha lavorato con Sasa, gestore del servizio a Bolzano, Laives, Merano e Lana, e Iveco per l’ulteriore abbattimento delle emissioni, sugli autobus a metano, attraverso l’impiego di una miscela composta al 30% da idrogeno.

Il NOI Techpark e il sostegno alla rete territoriale

Eco-research si affaccia al NOI Techpark, il nuovo parco tecnologico di Bolzano sud, poco distante. La società potrebbe aprire una sede nel complesso per interfacciarsi con gli altri attori dell’innovazione di sistema altoatesina mantenendo nella sede di via Negrelli a Bolzano la struttura di laboratorio. Per le aziende la collaborazione con Eco-Research è una risorsa. La società non mira al profitto economico (gli eventuali utili vengono reinvestiti per la ricerca e la divulgazione). «I risultati della collaborazione vanno a diretto vantaggio delle imprese – conclude Palmitano –. Inoltre, la tecnologia è open. Tutto quello che facciamo viene messo a disposizione del mondo scientifico».

Scheda

I numeri

«Eco-Research srl, ricerca sostenibile per un ambiente pulito», è il laboratorio di analisi ambientale diventato autonomo nel 2004 come spin off di Eco center. La società pubblica dei Comuni altoatesini e della Provincia di Bolzano ha costituito la srl per il monitoraggio continuo dei propri impianti – primo fra tutto il termovalorizzatore di Bolzano – e per sviluppare nuovi progetti di ricerca ambientale.

Il fatturato attuale oscilla sui 2,2-2,3 milioni di euro (quello di Eco center è di circa 40 milioni), diviso a metà tra la ricerca per i partner istituzionali e l’attività in conto terzi, a beneficio di soggetti esterni e delle aziende. Tra i partner figurano l’Ilva di Taranto, Enipower, Italcementi. Ma ci sono anche ricadute dirette sul territorio locale.

Venti le persone in organico, chimici, biologi, ingegneri e tecnici di laboratorio che lavorano in team nella sede di via Negrelli, nella zona industriale e commerciale di Bolzano.Il laboratorio si sviluppa su mille metri quadrati di attrezzature. Ha un allaccio elettrico di 170 kilowatt e sistemi ad alta tecnologia per il filtraggio dell’aria.

Validazione e valutazione

Tra le attività di Eco-Research ci sono validazione della normativa europea EN 1948-4 relativa al campionamento ed analisi di policlorobifenilinelle emissioni (su bando europeo), la collaborazione con centri di ricerca e Università nell’analisi dei residui di farmaci nelle acque reflue, gli studi sulle nanopolveri ed altri microinquinanti presenti nelle emissioni/immissioni, infine la valutazione dei precursori delle diossine su fonti stazionarie (camino) e delle emissioni derivanti dall’utilizzo di carburanti alternativi (motori a scoppio).