Talenti

31 luglio 2018Johanna Roellecke

Messner, una vita in verticale: «L'innovazione? Nasce dalle nostre radici»

L'icona dell'alpinismo mondiale si racconta a Castel Firmiano: «Alto Adige terra ideale per creare il futuro: l'attrito con la montagna fa crescere e rende creativi»

«Sin da piccolo ho imparato a guardare il mondo in verticale, perché sono cresciuto tra le montagne. Qui è nato il mio istinto ad andare oltre i limiti e cercare vie inedite». Coraggio, necessità di dover tirare fuori il massimo da una terra difficile, creatività. Sono queste alcune delle caratteristiche che legano uno dei più forti alpinisti del mondo, Reinhold Messner, alla sua terra, l’Alto Adige, e al concetto stesso di innovazione. Nessuno come Messner ha saputo reinventare sé stesso più e più volte e innovare qualsiasi cosa che ha preso in mano, dalle scalate in alta quota — è stato il primo a salire a oltre ottomila metri senza ossigeno supplementare — all’ideazione di un progetto museale unico al mondo che racconta, in incantevoli location altoatesine, lo stretto rapporto tra uomo e montagna. Ed è proprio a Castel Firmiano, una delle tappe del suo Messner Mountain Museum, che Vertical Innovation ha incontrato l’icona dell’alpinismo mondiale. 

Più che parlare di innovazione, con Messner la forza del cambiamento è una sorta di fil rouge che attraversa tutta la sua vita. Perché, come ci spiega, «ripetersi è noioso». Infatti, dopo aver scalato tutti i 14 ottomila della terra, Messner non ha mai smesso di trovare nuove sfide. Come esploratore – ha attraversato a piedi deserti di sabbia e di ghiaccio ai confini del mondo –, da politico e ambientalista, oppure, come si è definito, «contadino di montagna». Un impegno a 360 gradi che lo ha visto anche regista e scrittore e infine progettista di un complesso museale composto da sei strutture straordinarie costruite «direttamente lì dove la natura stessa le sostiene» (come ad esempio nella roccia o sotto un ghiacciaio). Un progetto di enorme successo, anche contro molte aspettative, visto che più di qualcuno non pensava fosse possibile realizzarlo. «Quello che mi ha spinto a fare tutto ciò — confessa il 73enne — è stato il desiderio di aprire nuove frontiere e di fare nella mia vita quello che mi piace veramente». 

Una vita in vetta 

Ma andiamo con ordine: nato nel 1944, cresce in Val di Funes sotto le Odle, Reinhold inizia a scalare all’età di cinque anni. La sua prima vetta — di tremila metri — arriva insieme al padre. «Nei primi 10 anni della mia vita è nato l’istinto che poi sarebbe diventato la base per la mia vita da alpinista e per tutte le altre sfide in cui mi sono lanciato, l’istinto di sopravvivenza che ti spinge a dare il massimo» racconta nel cortile di Castel Firmiano. Un luogo dove parlare di alpinismo in fondo viene naturale: grazie alla vista non solo sul capoluogo altoatesino ma anche sulle montagne circostanti, dalle Alpi Sarentine, il Gruppo Naturale del Tessa fino alle Dolomiti con il maestoso Sciliar e il Catinaccio. Con il passare del tempo il giovane Messner cresce, migliora e diventa sempre più ambizioso. Dalla Val di Funes si sposta alle Dolomiti, da lì alle Alpi intere, per poi arrivare alle montagne più alte del mondo. Ed è stato proprio qui che diventa famoso, facendo ciò che tutti i medici, fisiologici e generazioni di alpinisti prima di lui pensavano fosse impossibile: nel 1978, insieme all’austriaco Peter Habeler, fu il primo a raggiungere la vetta dell’Everest — la montagna più alta del mondo — senza l’aiuto di ossigeno supplementare e con l’attrezzatura minima. Due anni dopo intraprende la stessa salita in solitaria. Nel 1986 Messner si aggiudica il titolo «re degli ottomila» essendo il primo ad aver salito tutti i quattordici ottomila della terra. Un punto d’arrivo per molti, per Messner, invece, un punto di partenza. «A quarant’anni ho lasciato l’attività di alta quota perché ormai avevo fatto tutto, a questo punto avrei solo potuto ripetermi – racconta l’altoatesino —. Quindi ho iniziato a fare delle grandi avventure in Antartide, Groenlandia, nel deserto del Gobi».

Un visionario sempre un passo avanti

Ma non solo avventure da esploratore nei posti più estremi del mondo. Ha fatto molto di più, su tanti livelli diversi, sempre reinventandosi e diversificando le proprie attività: si è dedicato allo studio delle montagne sacre in tutto il mondo, ha fatto cinque anni a Bruxelles come politico nel parlamento europeo. Nel frattempo, scrive libri e gira il mondo come relatore a conferenze e convegni internazionali. Poi a 72 anni si lancia in una nuova sfida debuttando come regista, realizzando due film-documentari di grande successo.  A quest’ultime attività si dedica, come afferma, con lo scopo di «raccontare e condividere storie vissute e di creare un dialogo tra il pubblico, la montagna e i suoi protagonisti». Perché è la montagna dove si sente veramente a casa e la gente che ci vive gli sta profondamente a cuore. Come anche i contadini di montagna e la loro cultura. E Messner in effetti è uno di loro. A partire dei primi anni novanta gestisce un’azienda agricola autosufficiente al piede di castello Juval dove, oltre alla prima sede del suo museo, si trova anche la residenza privata della famiglia Messner. Un progetto di economia contadina sostenibile, basato sul principio dell’autosufficienza e l’equilibrio tra uomo e natura. E anche in questa impresa l’altoatesino si è dimostrato visionario e innovatore, sempre un passo avanti agli altri: nel 2005 apre a Juval, insieme a un gruppo di altri produttori agricoli della Val Venosta, la «Bottega del contadino», una delle prime cooperative di vendita diretta di prodotti agricoli –  dai masi al consumatore finale senza intermediari e lunghi tragitti – in Alto Adige.

(foto: Simon Messner)

 

«Vivere in l'attrito con la montagna ci ha resi creativi e forti nell'innovazione» 

«Senza tutte queste esperienze non avrei potuto fare il Messner Mountain Museum, che è la somma di tutto» ammette il grande scalatore. «Però per me c’è nessuna differenza tra scalare gli ottomila e realizzare il museo. Seguo sempre il mio entusiasmo». Ed è questo il segreto del successo di un uomo eccezionale, imprenditore della propria vita e non solo. Perché anche a livello commerciale Reinhold Messner con le proprie attività ha potuto registrare enormi successi. Si pensi solo al suo museo che ogni anno accoglie oltre 200mila visitatori da tutto il mondo oppure ai suoi libri di cui si sono vendute milioni di copie. «Uno ha successo se fa quello che ama e per cui è portato» sostiene Messner. E quindi c’è un’analogia tra scalare le montagne e fare impresa, gli chiediamo. «Sì – risponde convinto –. In tutti e due i casi ci vuole creatività e la capacità di gestire il rischio. Inoltre, se uno vuole essere tra i primi, deve sapere anticipare il futuro». Ma per costruire il futuro bisogna avere solide radici nel passato. «Conoscere quanto successo è fondamentale per creare qualcosa di veramente nuovo». Una cosa, afferma, che vale in particolare per la sua carriera da alpinista dove ha battuto record dopo record: «Solo conoscendo tutta la storia dell’alpinismo ho potuto creare visoni future che poi, pezzo dopo pezzo, sono riuscito a realizzare». Ma questa sua filosofia si applica anche al territorio dove è nato, cresciuto e dove tuttora è a casa, l’Alto Adige. «Se vogliamo affrontare il futuro in modo innovativo dobbiamo conoscere bene la nostra storia» sottolinea. Anche se, ammette Messner, in ambito di innovazione alla piccola terra alpina non mancano di certo le potenzialità. Ed è proprio il passato a spiegare il perché. «Tutti noi altoatesini abbiamo una base di genitori, nonni e bisnonni che hanno imparato a vivere, a conquistarsi il loro mondo sempre in attrito con la montagna. Ed è l’attrito che fa crescere delle energie e ci rende creativi — spiega e aggiunge —: perché a lungo il montanaro ha dovuto fare tutto. Non aveva il carpentiere, non aveva l’aiuto di chi faceva lo specialista. Lui era autosufficiente e da questa autosufficienza nasce una capacità che tuttora fa dei sudtirolesi un ceppo molto forte nell’innovazione». «Oggi, infatti — continua — abbiamo una quantità enorme di gente che lavora il legno, il sasso, l’acciaio. I nostri artigiani sono tra i migliori in Europa ed esportano in tutto il mondo. La nostra predisposizione all’innovazione ha inoltre fatto nascere delle aziende e degli imprenditori in ambito tecnologico di altissimo livello che continuano a sviluppare prodotti straordinari, adatti per farci andare avanti in montagna e non solo». 

«Abbiamo preso il meglio delle due culture e ne sono molto contento»

Però, quando Messner parla degli altoatesini per lui non si tratta di fare paragoni: «Non è una questione di essere meglio o peggio degli altri. Siamo semplicemente particolari, un popolo e una cultura del tutto a sé stante». «L’Alto Adige come business location in prima linea si distingue per i 500.000 altoatesini che ci vivono, apprezzati in tutto il mondo per essere laboriosi, corretti e affidabili — conclude e aggiunge con un sorriso —: a casa in una terra di confine, tra l’Italia e il mondo di lingua tedesca, abbiamo preso il migliore delle due culture e ne sono molto contento».

Scheda

Reinhold Messner

Reinhold Messner è nato nel 1944 in Val di Funes in Alto Adige come secondogenito di nove fratelli. All’età di solo 5 anni ha scalato la sua prima montagna, alta 3.000 metri, nel complesso delle Odle insieme al padre. Dopo gli studi all'Università di Padova ha lavorato brevemente come insegnante, presto però si è dedicato interamente all’alpinismo estremo e all’avventura. Dal 1969 in poi ha intrapreso oltre cento viaggi nelle zone montuose e nei deserti di tutto il mondo e da almeno trent’anni è considerato uno dei più grandi alpinisti del mondo: ha scalato alcune fra le pareti più lunghe del mondo — tra le sue numerose escursioni ci sono anche le cime più alte dei sette continenti, i cosiddetti «Seven Summits» — spesso aprendo nuove vie di ascensione, sempre limitando al minimo l’uso di mezzi artificiali e senza mai usare bombole d'ossigeno e telefono satellitare. Nel 1986 è stato il primo uomo ad aver scalato tutte le 14 cime della terra che superano gli 8mila metri. Dalle escursioni in alta quota passa poi alle grandi avventure da esploratore attraversando a piedi l'Antartide, la Groenlandia, i deserti del Gobi e del Takla Makan. Alla fine degli anni ’90 si lanciò in una nuova avventura, la politica: dal 1999 al 2004 Messner ha fatto parte del Parlamento Europeo a Bruxelles, eletto come indipendente nella lista dei Verdi italiani. Negli ultimi 20 anni Messner si è inoltre dedicato alla realizzazione del Messner Mountain Museum e alla fondazione «Messner Mountain Foundation» (MMF), che dà sostegno ai popoli di montagna di tutto il mondo. Oggi Reinhold Messner è padre di 4 figli e vive con la sua famiglia a Merano. Durante i mesi estivi si trasferisce a castel Juval in Val Venosta dove si trova la prima sede del suo museo e dove gestisce un maso e un’azienda agricola autosufficiente. Ha raccontato le proprie avventure e imprese sulle pagine di ben cinquanta libri, in forma di relatore a conferenze e convegni in tutto il mondo e come regista di film e documentari. Nel 2016, a 71 anni, debutta come regista con il film-documentario «Still Alive - Dramma sul Monte Kenya» — la trama è basato sul drammatico salvataggio di un giovane alpinista austriaco rimasto bloccato sul Monte Kenya per quasi due settimane — e nel 2018 è seguito il suo secondo documentario, «Holy Mountain», che ha festeggiato la sua prima mondiale alla 66. edizione del Trento Film Festival

Il Messner Mountain Museum

Il Messner Mountain Museum è composto da sei strutture immerse in sei località simboliche del Sudtirolo e del Bellunese. Ognuna di queste tappe è —sempre con un focus diverso — dedicata alla montagna, alla gente che ci vive e alle persone che ci hanno vissuto storie ed esperienze straordinarie. A Castel Juval, arroccato sulle colline della Val Venosta, nasce nel 1995 la prima sede del Messner Mountain Museum, dedicata al mito e alla sacralità̀ della montagna. Tra le antiche mura di Castel Firmiano nei pressi di Bolzano si trova, tra le torri, le sale e i cortili della rocca, il MMM Firmian— il cuore del circuito museale— dedicato alle grandi ascensioni e ai processi di formazione e di erosione delle montagne. Il MMM Ortles è situato a Solda, ai piedi dalla vedretta dell'Ortles. Questa tappa del Messner Mountain Museum, allestito in una moderna struttura sotterranea — la struttura architettonica richiama i crepacci di un ghiacciaio — racconta tutto il mondo del ghiaccio, dai miti dell'uomo delle nevi fino alla storia dell’evoluzione degli attrezzi. Il MMM Dolomitessul Monte Rite (2181 m) – nel cuore delle Dolomiti tra Pieve di Cadore e Cortina d'Ampezzo — è dedicato alla storia dell'esplorazione e dell'alpinismo nelle Dolomiti. Il MMM Ripa, allestito nel castello di Brunico, è incentrato sulla vita e sulle tradizioni dei popoli di montagna. Il sesto e ultimo museo nel circuito MMM in ordine di tempo è il MMM Corones. Situato tra la val Pusteria e la val Badia sul Plan de Corones (2275 m) — l’inconfondibile edificio è stato progettato dalla star dell’architettura mondiale Zaha Hadid — è dedicato all’alpinismo d’avventura tradizionale, la disciplina regina dell’alpinismo che Reinhold Messner ha plasmato e rivoluzionato come nessun’altro.