Innovazione

3 ottobre 2017Stefano Voltolini

Microtec «vince» al Cern: uno scanner per riconoscere la frutta migliore

L’azienda altoatesina, al centro di ricerca di Ginevra per un hackathon, ha messo in mostra il sistema di scansione biometrica applicato al cibo

L’avocado migliore? Per sceglierlo non occorre più affidarsi al tatto o alla vista: basterà preferire quello che per la sua migliore qualità passerà la selezione dello scanner per la frutta di nuova generazione, basato sulla tecnologia della risonanza magnetica nucleare, a cui ha iniziato a lavorare Microtec, l’azienda di Bressanone leader tecnologico nella scansione biometrica. I tecnici dell’impresa guidata da Federico Giudiceandrea – che è anche presidente di Assoimprenditori Alto Adige – sono tornati con una serie di spunti da sviluppare dall’evento organizzato nei giorni scorsi dal Cern di Ginevra, «l’Hackathon sui superconduttori». L’azienda, una delle protagoniste dell’ecosistema dell’innovazione della provincia di Bolzano, ha «vinto» la gara tra i team di studenti: le squadre che si sono misurate sul tema proposto dalla stessa impresa, appunto sul food, e che avevano gli addetti della Microtec come coach, sono arrivate prima e seconda.

La frutta migliore

Conoscere la natura «interiore» del frutto, senza neanche toccarlo. Per garantire la migliore qualità sul mercato dei prodotti biologici, a partire dagli avocado che, coltivati nei grandi appezzamenti di Messico, Israele e Sudafrica sono uno degli alimenti in voga nella cucina contemporanea, adatta ad esempio alla pratica vegan. La tecnologia che interessa ai player globali dell’alimentare sta per muovere i primi passi in Alto Adige grazie al collegamento di Microtec con le migliori realtà internazionali della ricerca universitarie e dell’industria. L’azienda di Bressanone ha portato a casa «tre idee concrete» dall’hackathon che si possono applicare agli scanner per tutti i tipi di frutta e verdura. Microtec lavora già infatti per il controllo della qualità esterna di mele, avocado, mango, cipolle, pesche, nettarine, albicocche, datteri, olive. 

Superconduttori e risonanza magnetica

L’azienda sudtirolese è leader tecnologico nella scansione biometrica per la massimizzazione della resa e del valore aggiunto nella produzione industriale di legno e nella lavorazione della frutta. Fondata nel 1980, occupa oggi oltre 135 collaboratori in tutto il mondo, di cui la metà dediti allo sviluppo e sono 2.500 i clienti di riferimento in tutti i continenti. A Meyrin, sede ginevrina del Cern, l’impresa è stata invitata proprio dall’Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare, l’organizzazione che conta 22 stati membri, più di 10.000 scienziati da 85 nazioni e che in Svizzera ospita il più grande laboratorio di fisica delle particelle nel mondo. Microtec è stata scelta per partecipare al progetto «Ricerca di campi applicativi per la tecnologia dei superconduttori» e al corrispondente «Hackathon sui superconduttori» assieme ad altre due aziende. L’evento si è svolto dal 22 al 24 settembre nel complesso Ideasquare: scienziati del Cern, ricercatori esterni, studenti e rappresentanti delle aziende hanno lavorato suddivisi in squadre per trovare applicazioni tecnologiche nei diversi ambiti. Tra questi quello dei superconduttori, i materiali che raffreddati a meno 250 gradi centigradi possono esprimere notevoli proprietà nel campo magnetico e quindi possono costituire la base per sviluppare la tecnologia di lettura centrata sulla risonanza magnetica nucleare.

Giudiceandrea: «Vantaggi per i consumatori»

Secondo l’ad di Microtec lo sviluppo tecnologico è garanzia di qualità per i consumatori. «Grazie all’aiuto degli scienziati del Cern – precisa Giudiceandrea - speriamo di poter fare un grande passo avanti nella misurazione della qualità interna di frutta e verdura. Misurare la qualità interna grazie alla risonanza magnetica nucleare richiede dei magneti forti, basati sulla tecnologia dei superconduttori. Questa tecnologia potrebbe rivelarsi il prossimo slancio innovativo per l’industria della lavorazione della frutta e potrebbe aprire nuove possibilità applicative che apportino un vantaggio a favore dei consumatori».

Il progetto

Arianna Giudiceandrea, responsabile della divisione fruit processing di Microtec, spiega nel dettaglio la genesi dell’iniziativa. «Siamo stati selezionati per partecipare a fine settembre all’hackathon. Il problema che abbiamo posto è capire come misurare il grado di maturazione di un determinato tipo di frutto, principalmente l’avocado ma non solo, attraverso una tecnologia mutuata dal medicale e basata sulla risonanza magnetica. Ora si tratta di capire come è possibile procedere per realizzare in concreto un metodo per controllare la qualità interna della frutta, senza prove distruttrici e avvalendosi di tecniche innovative di selezione».

«Vittoria all’Hackathon»

Le idee concrete su cui lavorare sono state «portate a casa» da Marco Boschetti, responsabile ricerca e sviluppo, e Andrea Ciresa, project manager R&S, le due figure di Microtec che si sono recate al Cern. I tecnici dell’azienda hanno presentato dapprima il caso di studio concreto su cui i team hanno lavorato e poi hanno partecipato alla prototipazione e allo sviluppo delle idee in veste di coach delle squadre. «L’hackathon – spiega Boschetti – è una gara in cui si propongono alcuni temi, in questo caso nei settori food, energy, trasportation, sui quali gli studenti universitari e ricercatori si misurano, accompagnati da professori ed esperti del mondo dell’industria. Per la precisione, all’evento in Svizzera hanno partecipato sei squadre. I team che hanno lavorato sul tema posto da noi e quella che abbiamo aiutato come coach sono arrivati primi e secondi».

Le menti giovani e brillanti degli studenti si sono misurate sulle modalità tecniche di applicazione della superconduttività e quindi del magnetismo per gli scanner della frutta. Con un esito positivo per Microtec, come rimarca il responsabile ricerca e sviluppo. «Abbiamo ottenuto un risultato: tre idee che avranno tempi diversi di implementazione – da alcuni mesi ad alcuni anni – ma che ci sembrano fattibili. Non una ricetta pronta – conclude Boschetti -, piuttosto una base su cui lavorare con i contatti internazionali che abbiamo rafforzato: gruppi  universitari interessati alla ricerca, composti anche da studenti in gamba, e che a loro volta sono in contatto con le realtà internazionali dell’industria del settore per la parte applicativa».