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18 novembre 2018Silvia Pagliuca

Satelliti, sensori e milioni dati: così nasce la mappa della neve mondiale

Fondamentale il ruolo di Eurac per «Snow CCI», studio che prende in considerazione 40 anni di nevicate e coinvolge Canada, Uk, le nazioni dell’arco alpino e della Scandinavia

Analizzeranno milioni di dati, ne verificheranno l’accuratezza e contribuiranno alla definizione delle «mappe della neve». I ricercatori dell’Eurac Research di Bolzano, guidati da Claudia Notarnicola, fisica e vicedirettore dell’Istituto per l’osservazione della Terra, parteciperanno al progetto di ricerca promosso dall’Agenzia Spaziale Europea denominato «Snow CCI», uno studio che punta a raccogliere dati sulla distribuzione della neve nell’arco dei ultimi quarant’anni in modo da creare dei modelli che aiutino a capire come sta cambiando il clima a livello globale. L’Istituto per l’osservazione della Terra di Eurac Research è da sempre in prima linea su tali tematiche, coniugando tecniche di telerilevamento con approcci interdisciplinari che aiutano a monitorare e comprendere le dinamiche dei principali processi ambientali nelle regioni di montagna e i rischi legati ai cambiamenti climatici e ai disastri naturali. Si pensi al Sentinel Alpine Observatory e alla stazione di ricezione satellitare situata sul Corno del Renon (2260 m) che consentono di processare quasi in tempo reale i dati satellitari. E la neve è una componente strategica del sistema climatico: influenza i flussi di energia, regola umidità e gas tra la superficie terrestre e l'atmosfera, con la sua alta riflettività (il cosiddetto effetto albedo) mantiene la Terra più fredda di quanto non sarebbe se la criosfera non esistesse ed è una fonte importante di acqua dolce in molte regioni alpine. Per questo, studiarla può consentire di comprendere meglio l’evoluzione del sistema climatico mondiale.

Il progetto «Snow CCI», appena partito, avrà durata triennale e vedrà l’istituto altoatesino unico partner italiano all’interno di un team composto da altre dieci realtà scientifiche e industriali provenienti da nove differenti nazioni. Oltre all’Italia, collaborano al progetto Austria, Svizzera, Canada, Finlandia, Francia, UK, Norvegia e Svezia. Tutti uniti con l’obiettivo di elaborare delle mappe della neve, nonché modelli climatici a cui politici e amministratori potranno fare riferimento per prevenire e gestire gli effetti dei cambiamenti del clima. «In Alto Adige, negli ultimi dieci anni abbiamo portato a termine quattro progetti sulla copertura della neve e abbiamo consegnato alla Provincia Autonoma di Bolzano i dati che abbiamo raccolto – spiega Claudia Notarnicola. - Ora l’obiettivo è quello di espandere a tutto il mondo l’area di osservazione per capire le dinamiche dei processi a livello globale». Arrivare alla definizione delle mappe non sarà semplice: i dati saranno raccolti su base giornaliera attraverso satelliti e sensori installati in diversi angoli del pianeta. Un patrimonio informativo enorme che spetterà a Eurac Research analizzare e validare. Il progetto prenderà avvio con lo sviluppo e l'implementazione di metodi e sistemi di elaborazione per generare serie temporali multisensoriali di parametri nevosi globali. Tali parametri contribuiranno alla determinazione delle tendenze a lungo termine riguardanti la neve stagionale, a partire dall'inizio dei primi anni '80. «Il nostro compito sarà quello di gestire tutti i dati raccolti dai partner e verificarne l’accuratezza. I dati a livello globale hanno risoluzione di un chilometro, quindi non sono molto dettagliati. Li confronteremo con immagini satellitari ad alta risoluzione, a 20-30 metri, e con misure a terra per capire quanto siano attendibili» - specifica Notarnicola.

Il kickoff meeting del progetto, lo scorso 27 settembre a Innsbruck, Austria. Da sinistra a destra: Gabriele Schwaizer, Carlo Marin, Claudia Notarnicola, Kari Luojus, Alexander Jacob, Anna Maria Trofaier, Ursula Fasching, Sari Metsämäki, Johanna Nemec, Joanna Ossowska, Gerhard Krinner, Lawrence Mudryk, David Gustafsson, Thomas Nagler, Kathrin Naegeli, Cecile Menard, Stefan Wunderle, Arnt-Børre Salberg, Rune Solberg

Una sfida particolarmente ambiziosa, dunque, visto che le analisi saranno condotte su tutto il globo terrestre: «Generalmente gli studi sulla neve si concentrano solo sull’emisfero settentrionale, perché è qui che si trova più del 90 per cento della neve. Questo studio, invece, considera tutto il mondo e offre una panoramica completa. In questo modo potremo finanche confrontare i cambiamenti che stiamo osservando sulle Alpi con quelli che avvengono sulle Ande» - conclude la scienziata, ricordando che i risultati del progetto saranno messi a disposizione del Gruppo di ricerca sul clima (CRG) e della più ampia comunità scientifica.