Cultura

20 settembre 2017Ste.Vol.

Da Museion al Vittoriano, ecco chi è il nuovo direttore dei Musei italiani

Antonio Lampis, esperto di arte contemporanea, nominato al Mibact: un riconoscimento per vent'anni di lavoro che in Alto Adige hanno costruito un modello fatto di creatività, welfare culturale e innovazione

Dal Museion di Bolzano al Vittoriano. I musei italiani hanno un nuovo direttore generale, ed è un grande esperto di arte contemporanea. Antonio Lampis, 53 anni, altoatesino è in servizio a Roma, al Ministero dei Beni Culturali, dal primo settembre. Alla Direzione Generale Musei porta una politica culturale frutto di venti anni di sperimentazione in Alto Adige che hanno promosso la cultura come risorsa per il welfare, come fattore di sviluppo e innovazione. In questi vent'anni, in cui Lampis è stato capo della Ripartizione cultura della Provincia Autonoma di Bolzano, l'Alto Adige è diventato un laboratorio riuscito di questa relazione tra conoscenza, creatività e crescita: una valida formula «da esportazione», oltre alle mele e ai prodotti tipici del territorio. Un modello che il Sudtirolo ha saputo costruire con coraggio e pazienza e che può felicemente contaminare il resto d’Italia. La ricetta altoatesina diventa modello nazionale.

Già capo della Ripartizione cultura della Provincia di Bolzano, nella quale ha lavorato per vent’anni, e componente del cda di Museion, il museo di arte contemporanea di Bolzano, Lampis è passato all’incarico presso il ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. A Roma ha assunto la guida della Direzione generale dei musei, a cui compete il coordinamento della gestione e della comunicazione dei poli statali, in tutto quasi 500. In questa posizione di prestigio è arrivato dopo la selezione promossa dal ministro Franceschini per i direttori dei musei nazionali. L’esito positivo di questo processo è senz’altro un traguardo ottenuto per meriti personali, ma anche una vittoria di «sistema»: di un territorio da sempre di frontiera - e di confronto tra culture - che ha scommesso sulla capacità di volgere in positivo le grandi energie che lo attraversano. 

Inclusione culturale per rendere possibile l'innovazione

Il risultato dell’Alto Adige nel campo del sapere è stato ottenuto lavorando sull’inclusione, senza chiusure. Puntando sulla partecipazione larga della popolazione, di tutti i livelli di reddito, e sulla convinzione - condivisa in primis da Lampis - che i consumi culturali rappresentino il retroterra di qualsiasi istituzione dedicata all’elaborazione scientifica e tecnologica. «Sono il principale fattore – dice il manager della cultura nella sua riflessione sull’innovazione verticale, la Vertical Innovation –  che aiuta le istituzioni di ricerca, le università e gli incubatori d'impresa a non divenire cattedrali nel deserto». Il NOI Techpark ad esempio, il grande e ambizioso investimento dell’Alto Adige per il salto di paradigma nello sviluppo, non è saldo solo per la qualità della costruzione edilizia. Lo è anche perché è un progetto radicato nel terreno fertile della creatività e del sapere diffuso. «Il NOI – continua Lampis – non giunge su un territorio impreparato, ma trova un tessuto connettivo da molto tempo accogliente e favorevole».

Un laboratorio unico

I traguardi sono arrivati seguendo alcuni caposaldi nelle politiche culturali locali. Lampis nel suo sguardo d’insieme parte da un assunto: la «strettissima relazione», dimostrata dalle ricerche, «tra il grado di partecipazione alle attività culturali delle popolazioni e il grado d’innovazione nell’economia». Ecco perché è stata fondamentale, spiega, «una strategia per allargare la partecipazione culturale ad ampie fasce di popolazione che sono tradizionalmente escluse», posto che le economie postindustriali vedono nella cultura, nella creatività, «la base necessaria per favorire l’innovazione».Per Lampis l’Alto Adige-Südtirol è «da almeno vent’anni uno dei più importanti laboratori per le iniziative volte ad allargare la partecipazione culturale dei cittadini» e l’elevato livello di fruizione, superiore alla media europea, lo dimostra. Da una forte conservazione culturale e dalla frammentazione etnica (residenti di madrelingua tedesca, italiana e ladina nello stesso territorio) si è passati alla crescita – anche autonoma – di «tre grandi respiri culturali» e allo shock culturale che ne è derivato, utile alla crescita e all’innovazione. Un progetto su tutti è stato fondamentale: «la coraggiosa riapertura» di un teatro in un quartiere popolare e periferico di Bolzano, il Teatro Cristallo, «accompagnata da innovative azioni direct marketing, guerriglia marketing, coinvolgimento partecipativo del commercio di prossimità». Ne è nata una frequentazione così elevata, inedita nelle medie europee, tale da rendere il teatro bolzanino «un esempio di realizzazione dell’utopia popolare idealizzata in molte regioni europee negli anni ‘70 e mai realmente raggiunta».

Il caso Museion

E ancora Lampis cita il capoluogo altoatesino, divenuto «la città più cool d’Italia» grazie alla sperimentazione di Museion, «il giovane museo di arte contemporanea» che funge da «reale connessione territoriale» e nella sua architettura di vetro diventa l’emblema della provincia nelle riviste di lifestyle, turismo e cultura, sostituendo campanili, vedute panoramiche o castelli. La cultura insomma è una risorsa per tutti, non a beneficio esclusivo dei ceti medio-alti. Crea coesione nelle periferie, è uno strumento di welfare, un asset dell’economia. La presenza culturale nei quartieri «assomiglia ormai a quella delle strutture ambulatoriali di quartiere» tanto è percepita come necessaria. «Dall’Alto Adige-Südtirol – aggiunge - possono essere tratte molte buone pratiche sperimentate da molti anni», utili allo Stato italiano e ad altri Stati europei. Il manager ricorda inoltre gli elementi di innovazione inseriti nella normativa di recente approvazione, la legge provinciale 9 del 2015, che fra l’altro riconosce il diritto alla partecipazione culturale a tutte le persone che vivono sul territorio provinciale. Dunque con la cultura – è assodato – si mangia, e pure bene. Quasi un miliardo di euro: a tanto ammonta il valore aggiunto del sistema produttivo culturale e creativo del Trentino Alto Adige secondo il rapporto 2016 «Io Sono Cultura» di Fondazione Symbola. Lampis lo cita soffermandosi anche sulle 33,8 mila persone impiegate in regione. Ed ecco qui illustrati i motivi per cui il parco tecnologico, il NOI Techpark, l’azienda speciale per l’economia altoatesina, non sarà appunto «una cattedrale nel deserto». Ma al contrario – parola di Lampis, ora ambasciatore del modello altoatesino nella cultura italiana – il motore vero (ad energia rinnovabile) dell’innovazione diffusa altoatesina.