Scenari

26 aprile 2018Stefano Voltolini

Dalla Svezia alla Giordania, architetti e ingegneri a Bolzano per studiare le facciate del futuro

Al NOI Techpark è iniziato Face3, il corso di perfezionamento sulle evoluzioni dell’edilizia. All'insegna di comfort e sostenibilità

Il know-how sviluppato in Alto Adige nel risparmio energetico va a beneficio dell’edilizia più evoluta nel mondo: i progettisti da tutto il globo passano per un upgrade al NOI Techpark, dove possono perfezionare la loro formazione, per poi tornare a lavorare per i cantieri di Londra, New York, Paesi del Golfo e negli altri luoghi dove è più intensa l’attività di costruzione. Grazie a Face, acronimo di Façades architecture construction engineering, il corso che è giunto alla terza edizione consolidando l’apertura a livello internazionale. Appena partito al parco tecnologico di Bolzano sud, luogo dell’innovazione radicata in Alto Adige, attira un parterre cosmopolita fatto di 16 partecipanti – architetti e ingegneri di età media 31 anni – da sette nazioni. Tra cui la Giordania.

Il progetto

Face3, il nome della terza edizione, è un’iniziativa che fa parte di Facecamp, progetto finanziato dall’Unione europea per la cooperazione transfrontaliera Italia-Austria «nel settore dei sistemi di facciata avanzati per la realizzazione di edifici confortevoli ed energeticamente efficienti». Coordinato per la parte altoatesina da Eurac Research, con il suo Istituto per le energie rinnovabili, aggrega IDM Alto Adige e due aziende altoatesine, Frener&Reifer e glassAdvisor, oltre all’Università di Innsbruck, Bartenbach e Hella per il Tirolo. L’obiettivo è duplice: aumentare le conoscenze sulle facciate tra Alto Adige e Tirolo e creare un centro di competenze sul medesimo argomento presso il NOI, dove far convergere l’esperienza del gruppo di lavoro costituito circa 6 anni fa, e aggregare i circa 25 soggetti che si occupano della materia sul territorio, dalle imprese ai centri di ricerca. In questo macro progetto si inserisce l’esperienza di Face3.

Il corso

Impostato su 120 ore, da aprile a novembre, con l’evento conclusivo il 6 dicembre 2018, Face3 mette assieme giovani architetti e ingegneri che migliorano la propria formazione beneficiando del trasferimento di competenze per la progettazione di facciate avanzate, che garantiscano comfort e risparmio energetico. I 16 partecipanti vengono da Italia, Austria, Svezia, Spagna, Danimarca, Slovenia, Giordania. «Arrivano – spiega Carlo Battisti, direttore del corso e consulente dell’Ecosystem Construction di IDM – sia da aziende che costruiscono facciate sia da società di progettazione del ramo. Una è Arup, colosso che ha migliaia di progettisti, e ci sono anche diverse realtà italiane che lavorano per cantieri a Londra o New York e negli altri luoghi dove oggi si costruisce molto». Questa, prosegue Battisti, sarà una delle attività a regime del centro di competenza, a livello europeo e internazionale: «La formazione, quindi, che si unisce alle altre attività in tema di facciate quali ricerca e sviluppo, servizi per l’innovazione, laboratori».

Angelo Lucchini, docente di architettura del Politecnico di Milano, partecipa al corso fin dalla sua nascita e fa parte del comitato scientifico. Ha visto l’iniziativa crescere negli anni. «È importante – afferma – trasferire la conoscenza e le capacità maturate nel comparto facciate avanzate ad alte prestazioni ad architetti e ingegneri che realizzano le nuove forme dell’abitare, verso soluzioni mai realizzate in precedenza. Bisogna infatti saper tradurre le idee estetiche in soluzioni tecniche, tecnologiche e costruttive che alle prime si adattano. Face è passato dalla prima edizione locale alla seconda di allargamento a livello italiano, fino alla terza che è internazionale».

I partecipanti

Gli iscritti hanno volti e nomi. Aya Alayan viene da Navitas, azienda di Amman di ingegneria e consulenza in campo edile, poi ci sono Jaap Aanhaanen (per Cowi), Marco Benedetti (Maffeis Engineering), Paolo Bonato (Eurac research), Federico Dal Cin(Studio FDC), Ornella Ferlito (Manens-Tifs), Angelo Figliola (Unicam SAAD), Matteo Giovanardi(Ai Group), Audrius Lukosius (Fasadglas Bäcklin), Jernej Markelj (AaJM+), Alessandro Massarotto  (C&S Walls), Zuzana Prochazkova (Pich Architects), Michele Realis Luc (Zanetti), Giulia Santoro (Arup Italia), Giovanni Toniato (Eurofinestra), Reinhard Trojer (Hella).

Aya è arrivata a Bolzano dopo un volo di 12 ore da Amman a Roma. «Noi – racconta – lavoriamo con architetti, imprese capofila negli appalti, responsabili dei progetti per aiutarli a lavorare sulle facciate. Ci sono imprese che vengono dall’estero, da Libano e Dubai ad esempio, che utilizzano tecnologia prodotta in Europa, ma in Giordania non abbiamo il know-how necessario. Sono qui quindi per saperne di più, capire come risolvere i problemi e progettare meglio». Jernej Markelj, sloveno, è anche un rappresentante della Slovenia nel progetto europeo Restore al quale partecipa Eurac Research. «Penso che l’Alto Adige abbia davvero una forte istituto di ricerca nel settore facciate, quello di Eurac, e ha un parco come il NOI che ha grandi ambizioni ed è largamente riconosciuto. La conoscenza qui è ad un alto livello», spiega.

Il Gruppo di lavoro facciate coordinato da IDM in Alto Adige fa parte anche dello EuropeanFaçade Network (efn), che comprende università e centri di ricerca nel settore facciate a Delft, Bristol, Darmstadt, Lucerna, Lisbona, Detmold, San Sebastian.