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30 luglio 2018Stefano Voltolini

«La via del successo? Fallire». I cinque consigli di Tal Catran alle startup

Il guru internazionale specializzato nella crescita di nuove aziende svela i segreti per vincere la sfida del mercato

Primo, non temere il fallimento: è la tappa intermedia per vincere sul mercato. Parola di Tal Catran, guru delle startup, imprenditore e consulente in materia di innovazione, che a Vertical Innovation affida le sue «cinque regole» – cinque consigli, che riassumono la sua filosofia – per una startup di successo. Catran è un esperto in materia: israeliano, speaker di fama internazionale al TEDx, ha fondato sette diversi acceleratori e continua la sua attività di consulenza per altri hub dieci in giro per il mondo. Con la sua Tc Holdings partecipa alla gestione di imprese innovative che forniscono soluzioni nel campo dell’informatica e delle tecnologie avanzate. In Alto Adige, terra che da tempo investe nell’innovazione, è passato per la premiazione del concorso AdventureX, rivolto ai migliori business plan dei giovani imprenditori. La provincia di Bolzano quindi, terra di «startupper motivati», racconta, a cui può essere molto utile a suo avvisto un aiuto mirato per «sugli aspetti di business e finanziari». Perché il successo è una strada lunga, dice, e va percorsa fino in fondo.

1. Fallire è necessario

Il fallimento, esordisce Catran, «è sicuramente una delle cose da menzionare quando si parla di startup e della loro strategia per il successo». «Ai giovani imprenditori dico: non preoccupatevi, non temete il fallimento. Si tratta di un passaggio molto importante, di una pietra miliare, tappa intermedia per il successo. Abbiamo bisogno di andare attraverso il fallimento, di vivere quest’esperienza. Molti investitori chiedono all’imprenditore: parlami delle esperienze di questo tipo. In pratica, chiedono se hanno fallito. E se la risposta è positiva, aggiungono la domanda: cos’hai imparato? Perché se tu ci sei passato attraverso, se sei caduto e ti sei rialzato, alla fine sei una persona diversa. Ecco perché è importante passarci in mezzo. Dopo naturalmente devi accelerare e proseguire il cammino».

2. Work hard

Il secondo passo, continua l’esperto, è «work hard». Lavora sodo. «Il fatto è che quando sei un imprenditore tutto è contro di te. Chiunque incontri è più intelligente, più ricco di te o conosce più cose. Come imprenditore devi lavorare tanto e parlare poco. Stai in silenzio. Se parli troppo e non hai nulla da mostrare generi anche meno interesse. Al contrario, devi far intuire che hai già qualcosa in mano».

3. La squadra

«Procurati una buona squadra» suggerisce il guru. Un team capace, ma contenuto. «Per partire basta essere in due. Il ceo, chief executive officer, dotato di vision, della capacità di elaborare la strategia e di decidere i passi da compiere, e il cto, chief technology officer, per la parte tecnica e tecnologica. È tutto quello che serve per partire. Una persona con la vision, brava nel marketing, a parlare e a presentarsi in pubblico, capace di raccogliere denaro per finanziare il progetto, e un’altra persona capace di sedersi al tavolo e produrre soluzioni tecniche».

4. Rispondere a problemi diffusi

«Accertati prima dei bisogni» avverte Catran, sempre rivolto all’aspirante imprenditore. «Ovvero, assicurati che il problema per il quale stai cercando una soluzione è un problema condiviso da molti. Un problema sentito, non da pochi, da molti. Non solo te e i tuoi amici. Maggiore è il grado di diffusione della criticità a cui si dà risposta, maggiore è il mercato che si apre una volta elaborata una risposta efficace. E bisogna assicurarsi che le persone percepiscano effettivamente il bisogno come un problema».

5. «Restituisci»

«Pensa a quello che puoi restituire» precisa il mentor nell’ultimo punto. «Solitamente – ragiona Catran – una startup prende “cose”: aiuto, supporto, mentoring, e molto concretamente soldi. Quindi, allo startupper dico: dai indietro, restituisci. Pensa a come puoi ottenere qualcosa, ma anche a cosa fare dopo per la comunità, per la società. Racconta la tua esperienza, insegna ad altre startup, dai il tuo contributo a centri come questo dove siamo seduti, al NOI Techpark e all’incubatore di startup che vi risiede. Fai qualcosa per noi. Non deve trattarsi necessariamente di denaro, perché le imprese innovative appena partite si sa che ne hanno poco. Parlo di abilità, capacità, esperienze, da mettere in circolo. Se non ridai indietro qualcosa non vai da nessuna parte. Non si può essere egoisti, non funziona. Devi allenarti a restituire».

 

Il successo, strada da percorrere

 

Ecco quindi i cinque punti elencati dal guru dell’innovazione. Ma bastano, secondo Tal Catran, rispettare le indicazioni per avere realmente successo nel mondo ipercompetitivo e dinamico delle startup tecnologiche? Catran non si scompone. E sorride: «Io dico sempre che se tu ascolti quello che ho da dire, passi da un livello di totale fallimento a quello di essere almeno un po’ di successo. Aumenti le tue chance da zero, a sufficiente. Il successo – ammette – è una strada lunga».

 

«Alto Adige, grande motivazione»

 

C’è infine il discorso dell’Alto Adige. Terra alpina, cerniera tra mondi linguistici, con una grande spinta di sistema all’innovazione. «Questo territorio è fatto di persone che vogliono avere successo, che sono motivate. Ma che allo stesso tempo hanno bisogno di essere accompagnate, di avere un supporto soprattutto sugli aspetti di business. Per capire come finanziarsi nel modo corretto, come raccogliere denaro nel modo giusto, come commercializzare la propria idea fuori dall’Alto Adige. E ho visto anche che c’è una leggera difficoltà nell’allestire il team migliore. Perché se l’ambiente è piccolo non hai una varietà così grande per scegliere. Ecco quindi da dove partire. Il successo, torno a dire, è una strada lunga, ma ci sono le basi per percorrerla». Parola di Tal Catran.