Scenari

27 marzo 2018Raffaele Fabbri

AppleCare, una mela per curare l'allergia al polline

Un progetto internazionale di ricerca, coordinato dal Centro Laimburg, sperimenta una terapia a partire da un "errore" del sistema immunitario

Non sempre gli errori portano (solamente) effetti negativi. Basta avere la capacità di osservarli e, dove possibile, girarli a proprio favore. Così come sta cercando di fare la rete di ricercatori coordinata dal Centro di Sperimentazione Laimburg. Con una protagonista «tipica» altoatesina: la mela. Andiamo con ordine. L’arrivo della primavera allunga le giornate e aumenta la temperature. Ma, per chi è allergico, porta con sé una serie di disagi. Una delle allergie più comuni è quella al polline della betulla, che già da marzo comincia a farsi sentire. Mucose gonfie, naso e occhi arrossati. C’è però un errore comune dell’organismo umano che può essere la chiave per trovare una soluzione. Sette persone su dieci allergiche al polline di betulla, infatti, hanno lo stesso tipo di reazione quando consumano frutta, in particolar modo la mela. Prurito nella cavità orale, nella gola, sulle labbra, sulla lingua e perfino nelle orecchie. Il sistema immunitario "confonde" la mela con il polline della betulla, reagisce in modo esagerato e innesca così i classici sintomi dell'allergia alla betulla. Il progetto di ricerca Interreg AppleCare intende utilizzare questa reazione incrociata per sviluppare una terapia immunologica alternativa contro l'allergia ai pollini della betulla. Sotto la direzione del biologo molecolare Thomas Letschka, i partner del Centro di Sperimentazione Laimburg, l’ospedale di Bolzano, l’Università di Innsbruck e l’Università di Medicina di Innsbruck, vogliono scoprire se sia possibile trattare l'allergia ai pollini di betulla attraverso il consumo di mele.

La terapia della mela

Nel processo di sviluppo di una terapia innovativa contro l’allergia al polline della betulla, medici, chimici e biologi molecolari stanno sfruttando un fattore interessante: «Nella mela ci sono molecole che sono legate a quelle proteine della betulla che causano i sintomi allergici – spiega Klaus Eisendle, primario del Reparto Dermatologia dell'Ospedale di Bolzano – Le somiglianze delle due proteine possono causare reazioni incrociate nei soggetti allergici al polline della betulla quando questi consumano mele. Questa reazione incrociata rappresenta, dall’altra parte, anche la possibilità di utilizzare la mela come rimedio terapeutico per l’iposensibilizzazione al polline della betulla» afferma l’esperto.  Il progetto si occupa ora di identificare le varietà e la quantità di mele che, consumate in modo controllato, possono essere adatte per il trattamento dell'allergia ai pollini. In questo modo, la mela potrebbe diventare un "farmaco" che è più sopportabile per il paziente rispetto alla lunga immunoterapia convenzionale e reperibile facilmente in qualsiasi supermercato senza bisogno di una ricetta.

(copyright: Centro di Sperimentazione Laimburg)

Dai campi alla ricerca

Il Centro di Sperimentazione Laimburg fornisce materiale campione di oltre 30 varietà di mele e quantifica la sintesi delle singole forme di allergeni utilizzando metodi di biologia molecolare e biochimici. Nel reparto di Dermatologia dell'Ospedale di Bolzano e presso la clinica universitaria di Innsbruck vengono condotti studi clinici su pazienti affetti per determinare, attraverso test cutanei, esami del sangue e test di esposizione orale, il potenziale allergenico di diverse varietà di mele e per identificare i candidati idonei per una prima terapia di prova. In programma c’è anche la costruzione di un database transfrontaliero di pazienti affetti da allergie inalatorie. L'Istituto di Chimica Organica dell'Università di Innsbruck indaga le somiglianze strutturali tra gli allergeni del polline della betulla e gli allergeni della mela e le loro proprietà che li legano agli anticorpi. Lo scopo delle analisi è trovare una risposta alla seguente domanda: quali degli oltre 30 diversi allergeni della mela contribuiscono prevalentemente all'allergia e sono più strettamente correlati all'allergene del polline della betulla? Una volta identificati questi allergeni, le loro concentrazioni vengono misurate in diverse varietà di mele. Ciò dovrebbe quindi consentire di sviluppare un approccio terapeutico adeguato. I ricercatori vogliono inoltre identificare le varietà di mele che hanno un basso potenziale allergico e sono quindi innocue per chi soffre di allergie. «Se tutto va secondo i piani, alle fine del progetto, forse già tra due anni, potrà essere possibile raccomandare le varietà di mele "allergia-friendly". Per abituare il sistema immunitario più velocemente possibile alla mela si dovrebbe far mangiare ai bambini mela grattugiata già a partire dal terzo mese di vita. A quel punto l’allergia non si svilupperebbe affatto» conclude Eisendle.

L’importanza della rete

Un progetto di ricerca triennale, finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale nell'ambito del programma di cooperazione Interreg V-A Italia-Austria 2014-2020, che fa della cooperazione fra enti diversi il punto di forza.  «La mela è di particolare importanza per l'Alto Adige – spiega l’assessore all'Agricoltura della Provincia di Bolzano Arnold Schuler –. Una mela su due in Italia e una su dieci in Europa vengono dall'Alto Adige».  «Il progetto persegue un approccio interdisciplinare, unisce infatti i dipartimenti dell’agricoltura e della salute, il Centro di Sperimentazione Laimburg e l'Azienda Sanitaria dell’Alto Adige, nonché l'Alto Adige e il Tirolo – ricorda la collega di giunta, assessora alla Salute Martha Stocker – In questo modo si può lavorare insieme e imparare gli uni dagli altri». «Il Centro di Sperimentazione Laimburg sente di avere un ruolo di riferimento quando si tratta di mele – ha invece dichiarato il direttore Michael Oberhuber – Nel progetto AppleCare, le competenze del Centro nello studio delle varietà, nella coltivazione, nello studio dei componenti e nei metodi di biologia molecolare si incontrano e si fondono con quelle dell'Azienda Sanitaria per quanto riguarda gli aspetti sanitari».