Roadshow

28 novembre 2017Massimiliano Cortivo

Industria 4.0, le Pmi a caccia di un nuovo modello di business

Il Vertical Innovation Roadshow in Nice, a Oderzo. Per discutere della nuova rivoluzione digitale assieme a Fraunhofer Italia, Intercable, Università di Padova, Cisco e IDM

Industria 4.0 non è solo una parola accompagnata da numeri. Non è uno slogan o un elemento per payoff comunicativi di vario genere. Ma rappresenta, al contrario, qualcosa di fortemente ancorato alla realtà imprenditoriale del presente e ancor di più a quella del futuro. L’ha sicuramente capito la platea di professionisti, manager e imprenditori che martedì 21 novembre ha partecipato alla tappa del Vertical Innovation Roadshow in Nice. E prima ancora delle parole l’ha capito passeggiando lungo i tremila metri quadri della sala conferenze che l’azienda trevigiana leader internazionale nel campo dell’Home and Building Automation ha trasformato in un autentico museo dell’innovazione tecnologica con pezzi mitici della storia popolare italiana fatta di Fiat 127, di Brionvega Algol e di Olivetti Lettera 32. Se il contesto era quello diacronico dell’impresa (soprattutto) Made in Italy e del suo presente, sotto i riflettori sono andate, come sempre nelle tappe del Vertical Innovation Roasdshow, suggestioni concrete di futuro e ottime opportunità altoatesine per chi decida di investire a Bolzano e dintorni.

Un settore che vale un miliardo

Questa volta la declinazione, applicata appunto all’Industria 4.0, è stata affidata al professor Marco Bettiol dell’Università di Padova (tra i contributor del libro «Vertical Innovation. La vera natura dell’innovazione»), Antonio Loborgo, territory business manager di Cisco Italia, Klaus Mutschlechner, Ceo di Intercable, Dominik Matt, direttore di Fraunhofer Italia e Anna Bertoldero responsabile della comunicazione di Nice. E se quest’ultima è stata tra i primi a intervenire facendo gli onori di casa e raccontando lo splendido percorso aziendale della società trevigiana (nata nel 1993, 85% di esportazioni e un fatturato che si aggira attorno ai 300 milioni di euro), è stato con l’intervento di Giuseppe Salghetti Drioli, Development Idm, che i presenti hanno potuto dare una prima occhiata alla fotografia dell’Industria 4.0 applicata all’Alto Adige. Facendo pulizia su (false) credenze legate al territorio bolzanino. «Forse non tutti sanno che un’automobile su tre monta componentistica altoatesina – ha raccontato Salghetti – e che il valore produttivo del settore dell’Automotive è di circa un miliardo di euro». La realtà in effetti è sorprendente. Soprattutto se andiamo ad analizzare aree specifiche del territorio come, ad esempio, la Val Pusteria. Dalle parti di Brunico le aziende del settore hanno infatti creato «Automotive Excellence Südtirol», un autentico sistema che ha la mission (e i risultati stanno dando loro ragione) di far crescere ancora di più l’economia legata all’eccellenza in tema di automobili.

Settanta milioni di auto elettriche

Sguardo dritto sul futuro, quindi. «Studi qualificati dicono che nei prossimi dieci anni le auto elettriche o ibride saranno settanta milioni – ha detto Klaus Mutschlechner, Ceo di Intercable, è ovvio che questa per noi sia la sfida principale su cui lavorare. Una sfida che dobbiamo vincere». Grazie all’evoluzione dell’Industria in chiave 4.0 ovviamente – e questo è il tema centrale –ma anche con l’apporto dell’intelligenza e della ricerca scientifica. Un binomio che a Bolzano significa soprattutto Fraunhofer che da tempo fa da ponte tra sapere scientifico e prassi quotidiana. «Gli ambiti di applicazione dell’Industria 4.0 sono moltissimi – precisa Dominik Matt, direttore di Fraunhofer Italia collegato con la platea via Skype -, non bisogna pensare che con il digitale tutto venga automatizzato. L’evoluzione (e l’innovazione, ndr) si fa per step. In Alto Adige l’hanno capito soprattutto le Pmi, flessibili per loro natura, che stanno abbracciando per prime con entusiasmo i nuovi sistemi». Aspetto, quello delle piccole e medie imprese, che è stato confermato anche da Marco Bettiol, docente di Economia e Gestione delle Imprese all’Università di Padova: «Il 40% delle aziende che ha adottato nuove tecnologie sono piccole imprese dai 2 ai 12 milioni di fatturato. E la sfida che le vedrà impegnate nel futuro – aggiunge Bettiol – sarà questa: come cambieranno queste tecnologie il loro modello di business?». Per Antonio Loborgo di Cisco il piano è chiaro: «Bisogna investire sulla trasformazione digitale e sul sistema paese lungo tre direttrici: infrastrutture, cultura digitale e competenze». Perché, come concordano un po’ tutti, Industria 4.0 non significa dotarsi dell’ultima tecnologia disponibile ma saper combinare diversi saperi. Una lezione che in Alto Adige conoscono, da anni, a memoria. In conclusione spazio ad Hbi, la startup green pluripremiata (ha vinto i Treviso Innovation Days e un premio a Pechino negli ultimi mesi), specializzata nel recupero di energia da materiale organico di scarto, che ha scelto l'Alto Adige per crescere. E sotto, nel video, vi raccontiamo la loro storia.